domenica 15 novembre 2020

PEPPE DELLA VOLPE, CAUSTICO FUSTIGATORE DEL MONDO DELL’ARTE E DI TUTTI I VANITOSI E IMPROVVISATI SOGGETTI CHE VI OPERANO - di Pino Bonanno

E’ ormai un secolo che il sistema dell’arte abbia adottato criteri di divulgazione dell’arte attraverso metodologie, operatori attivi, strategie più o meno aggressive per imporre logiche tendenti sempre più a escludere l’autentico produttore dell’opera d’arte: l’Artista. Termine “odiato” da Peppe Della Volpe. Come “Creatore d’Arte”, preferisce dichiarare: “Mi metto da parte e osservo, rifletto sul pensiero che non smette di chi sceglie l'azione, il movimento e il tormento al torpore quotidiano di una certa idea di artista! La mia ricerca di senso, non ha prezzo. Non c'è dicotomia che determina la mia parentela o affinità a tutto quello che è il sistema dell'arte”. Con ciò, condividendo quanto sostenuto da Philippe Dagen in un saggio: “[…] l'impossibilità dell'arte nel mondo contemporaneo, imputando la colpa alla società odierna che riserva l'attenzione ai media che dichiarano la superiorità della facilità del raggiungimento del successo di massa e del guadagno, e a un presente - permanentemente futurizzato -. Ma non solo, anche gli artisti hanno le loro responsabilità: certi di non avere più un'audience minima, riducono il loro campo d'azione ai loro atelier, alle gallerie, ai curatori, agli organizzatori di eventi e premi, si allontanano dalla realtà, si autoconfinano al silenzio, rinunciando a ogni atteggiamento contestatario e di protesta. L'arte contemporanea diviene, così, narcisista, capitalista, lenitiva e silenziosa”. Per Della Volpe, “l’artista”, consapevole della sua precarietà, fragilità e manipolazione a cui è sottoposto, deve reagire in modo concreto ed efficace, nella forma e nella sostanza. Nella forma, tagliando ogni rapporto con tutti i “faccendieri” disonesti del mondo dell’arte (galleristi, critici, curatori, storici, organizzatori di eventi). Nella sostanza, imporre la propria visione nel modo di “produrre” arte, sia sul piano del linguaggio e sia sul piano della tematica da sviluppare. Ma il sistema dell’arte non è un centro unico di energia, non è un mondo autosufficiente; è un sub-sistema, che vive in rapporto con altri sistemi, esterni e superiori (meta-sistema). I confini non sono muri chiusi; essi hanno punti che fungono da porte e ponti attraverso cui passano materie, soggetti e informazioni. Controllare e difendere il confine significa vigilare che questi flussi siano vantaggiosi per le parti in causa. Per capire il funzionamento del sistema sociale dell’arte bisogna capire i flussi (scambi, interazioni, rapporti) che intercorrono con il metasistema in cui esso vive, cioè la società. Che cosa il sistema dell’arte produce per la società, ovvero, che cosa è considerata utile, vantaggioso, positivo, interessante per la società? La risposta è semplice, e tautologica: il sistema sociale dell’arte produce qualcosa che la società considera un valore, cioè il prezzo di mercato dell’opera. In cambio, la società remunera il sistema dell’arte con beni materiali e morali (denaro, prestigio, fama, ecc). D’altra parte, da quando si sono rifiutati i criteri tradizionali della artisticità, la società non è in grado di riconoscere né conferire i valori artistici. Esso deve affidarsi ai giudizi, commenti, interpretazioni, spiegazioni, teorie e discorsi degli “esperti”: filosofi, storici, critici, giornalisti, a direttori dei musei; funzionari dei ministeri; organizzatori e curatori delle mostre; ai galleristi, mercanti, mediatori e così via. Questi sono i veri o falsi produttori dei valori artistici. E a questo metasistema e a questi, spesso improvvisati produttori, rivolge da anni la propria attenzione critica e fustigante Peppe Della Volpe. Egli è nato ad Aversa (CE), nella seconda metà del xx secolo, e qui vive e lavora. Frequenta il Liceo Artistico della città, ma presto lo abbandona per ragioni famigliari. Comincia a produrre arte dal 1985, ma si rifiuta di mostrare a chicchessia i propri lavori. Nel 1989 inizia a divulgare le sue opere, presentandole in mostra e riscuotendo curiosità e interessi. Per tutti gli anni ’90 partecipa a mostre nazionali e internazionali e i suoi lavori vengono acquisiti dai collezionisti. Particolari meriti artistici gli sono riconosciuti da parte d’importanti critici e storici. Nel 2008, abbandona la pittura per dedicarsi con molto interesse alla scrittura. Scrive per diverse testate giornalistiche locali, affrontando sempre temi di arte e artisti. Nel 2017 torna con maggiore forza alla pittura, ma sempre astenendosi dall’esporre i propri lavori. E, forse, è questo l’aspetto che più incuriosisce circa la sua personalità, oltre a quello di prodursi in “feroci e ironiche critiche” al sistema dell’arte e a tutto il dilettantismo che lo affolla. Da qui inizia la sua provocazione di rispolverare i contenuti del gruppo rap “Onda Rossa Posse” degli anni novanta del “Mario Pesce a Fore”, recuperando l’idea originaria di Gennaro Cilento che chiunque potesse professarsi appartenente a tale identità senza rinunciare alla propria specificità artistica. “Mario Pesce a Fore” era la negazione del ruolo istituzionale dell’insegnante d’accademia, come del gallerista, del curatore, di tutti coloro che intermediavano l’alta formazione artistica deresponsabilizzando l’artista nel suo ruolo critico e intellettuale, era una rivendicazione generazionale. E Peppe Della Volpe fa sua, liberamente, questa idea di contestazione permanente di tutti i meccanismi mercificanti della produzione e divulgazione dell’arte. Diviene ironicamente atroce demolitore di ogni presunzione di valore dell’opera dell’artista e dall’esterno osserva ogni perversione del sistema dell’arte e il suo inesorabile declino verso l’annullamento del valore estetico dell’opera d’arte. Ma ancor più caustico e deluso lo è nei confronti dei produttori di lavori artistici i quali pur di avere un minimo di visibilità (per cosa ?) vendono la coscienza e la propria dignità, mendicando presso i magliari dell’arte, le gallerie affittacamere, gli organizzatori di eventi spregiudicati, una briciola di notorietà da offrire all’orgoglio dei propri famigliari e conoscenti. Ma, dal punto di vista della sua produzione artistica e della relativa divulgazione, come si colloca ? Verso la divulgazione delle proprie opere ha un rigido distacco e non è facile strappargli un minimo consenso per farle conoscere. Per la sua produzione, invece, dobbiamo riferirci ai diversi periodi di tempo e alle varie tematiche affrontate in cui contenuti e forma s’intrecciano per dar senso a ciò che propone, intanto a se stesso. Però, a bene osservare, sembra che privilegi sempre il tema, il contenuto rispetto allo stile linguistico. Gli argomenti più interessanti artisticamente sono quelli in cui prevale la figurazione della donna, sia come soggetto violato e offeso e sia per manifestare un forte erotismo, spesso respinto da parte di una società bigotta, bacchettona che sembra non voglia prendere atto del percorso storico di questa tematica. Quando si parla di erotismo è quasi logico pensare al sesso, che all’erotismo è strettamente legato; ma le differenze ci sono e sono fondamentali: soprattutto, occorre imparare a conoscerle per capire le diverse modalità attraverso le quali l’erotismo si esprime, dando troppo spesso luogo ad ambiguità, malintesi e dispiaceri. Infatti, l’esperienza di Della Volpe è estremamente indicativa. Ogni volta che propone i suoi soggetti alle gallerie per realizzare un evento espositivo, riceve sempre una risposta negativa, in quanto, questi “operatori” pensano che questi temi ancora rimangano tabù nei confronti del pubblico. Evidentemente, disconoscono la storia dell’arte dei cui temi si è sempre “nutrita”. Ogni arte può essere erotica: “Il primo ornamento che sia stato ideato, la croce, era di origine erotica. Esso fu la prima opera d’arte, la prima manifestazione d’arte che il primo artista scarabocchiò su una parete, per liberarsi di una sua esuberanza. Un tratto orizzontale: la donna che giace. Un tratto verticale: il maschio che la penetra” (A. Loos). L’opera d’arte, come nota Camille Paglia, è un territorio attraversato dalle fluttuazioni di energie sessuali che provocano movimenti, incroci, ingorghi, contaminazioni. L’artista vive, talvolta, le sue emozioni e i suoi percorsi espressivi come elaborazione del desiderio, che diviene creazione: nella quale opera realtà e visionarietà convivono liberamente. Il piacere è l’energia stessa dell’atto creativo, volendo esistere e transitare senza vincoli, in quanto “la natura del desiderio è di essere senza limiti” (Aristotele). Il piacere è la base della vita stessa: “E’ l’unica forza abbastanza possente da opporsi alla potenzialità distruttiva del potere (…). Senza piacere non ci può essere creatività” (A. Lowen). Ma se l’essenza dell’arte “è nel piacere, una vita finalizzata al piacere diventa essa stessa opera d’arte. E ancora, se l’arte è un valore, anche il piacere lo sarà” (M. Calvesi). L’artista, come i seduttori di ogni genere, ha dovuto, nei vari secoli – celare, velare, mascherare, occultare – lo sguardo palpitante della propria espressione, agli sguardi censori delle inquisizioni: religiose, politiche, sociali, culturali. Peppe Della Volpe sa che l’essere umano, nella sua complessa dimensione erotica, ha la possibilità di rappresentare sé stesso come “normale” o come “trasgressivo”. Ognuno ha il diritto/bisogno di allontanare la dimensione falsata del benessere erotico-sessuale, infatti, vivere l’erotismo significa sentirsi sereni e capaci di rappresentare sé stessi e in cui trovare indicazioni importanti nell’esperienza trasgressiva del piacere a prescindere dal livello di riferimento. Ognuno ha un qualche “feticcio” a cui mira per amplificare l’espressione del piacere. Non per questo ha a che fare con la dimensione feticistica di tipo patologico, ma più semplicemente trova la giusta dimensione nell’esperire la rappresentazione di sé. "Sesso e arte sono la stessa cosa" diceva Pablo Picasso. "Tutta l'arte è erotica" affermava l'architetto Adolf Loos nel 1908, una frase poi attribuita erroneamente a Gustav Klimt. Per Peppe, l'erotico è una misura tra l'inizio del nostro senso di sé e il caos dei nostri sentimenti più forti. E' un senso interiore di soddisfazione al quale, una volta che l'abbiamo sperimentato, sappiamo di poter aspirare a un senso di bellezza ed estasi. E’ convinto che l’erotico è potere, lo è sempre stato e l’arte ne è la prova. Tutta la storia dell’arte ne è permeata. Partendo da circa 37 mila anni fa, da quando in una grotta a sud della Francia un artista si spinse a scolpire nella roccia la prima rappresentazione della vagina della storia. Altro esempio di arte erotica risale al 20 dopo Cristo ed è la scultura del satiro Pan, mezzo capra e mezzo uomo, che fa sesso con una capra. Uno dei quadri che ispira erotismo è la Venere di Tiziano. Realizzata nel ‘500, in cui l’artista rappresenta la dea nuda, distesa sul letto e con la mano a coprire il pube. Un esplicito messaggio sensuale su qualcosa di proibito. Giulio Romano realizzò delle vignette pornografiche. Lo scopo era di mostrare tutti i modi per fare del sesso. Egli fece dell’erotismo una delle sue chiavi artistiche. In “I due amanti” dipinge desiderio e perversione. I due giovani sono sul letto, intenti con dei preliminari, mentre vengono spiati da un’anziana curiosa. “L’origine del mondo” è un dipinto di Gustave Courbet e rappresenta i genitali femminili con uno stile pittorico molto realista. Il quadro ha ancora oggi il potere di scioccare. Per esempio, nel 2009, alcune copie di un libro, raffigurante “L’Origine” in copertina, sono state sequestrate dalla polizia a Braga, in Portogallo, che le contestava come “pubblica pornografia”. Oppure, ancora, “L’Amicizia” di Egon Schiele “Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco.” (Egon Schiele). L’intento di Peppe Della Volpe, nelle sue “rappresentazioni” è anche quello di far emergere il lato grottesco dell’erotismo o della sessualità esplicita, smontandone al contempo gli stereotipi più radicati. I suoi lavori di genere parlano di sesso con forza e “sincerità, abbattendo i tabù che ancora oggi – incredibilmente – circondano certe tematiche. Grazie all’ironia e al “surrealismo”, inoltre, l’artista riesce a imporre il suo punto di vista artistico, in un mondo (anche quello social dei media) che lascia circolare liberamente immagini di una violenza inaudita e poi oscura gli artisti per un’immagine in cui si mostra una donna nuda senza una postura provocante. Se c’è un’osservazione critica da sollevare nei confronti delle opere di Peppe Della Volpe, è quella di privilegiare sempre e solo l’aspetto tematico rispetto a tutto l’impegno che si porrebbe di fronte al linguaggio stilistico-formale. Infatti, assistiamo a un ricorso eccessivo alla grafica di primo impatto e all’uso di colori non sufficientemente “maturi” dal punto di vista dei loro impasti e valori tonali. Ma è un’osservazione che può sopportare, in quanto data con assoluta amicizia.

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